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 "Questo Cd rappresenta per la prima volta nella storia del contrabbasso

un libro musicale nel quale la Musica si associa al Pensiero interiore di Stefano Sciascia

che, ancora una volta, sceglie la "narrazione visiva, auditiva e musicale"  per meglio esprimere

la propria immensa genialità e sensibilità all' interno di un supporto magnetico. Il primo Cd musicale

al mondo che si ascolta ed al contempo si può visualizzare nella propria mente". - Vito Liuzzi

                                                                LUX_Etichetta sfondo nero

 

                 LUX_Libretto interno

                 

 

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LU LUX EX TENEBRIS

di Vito D. LIUZZI

LUX EX TENEBRIS

Di Vito D.Liuzzi

di Vito D. LIUZZI

 

                La produzione discografica del contrabbassista Stefano Sciascia ha cominciato ad assumere proporzione e rilevanza di livello mondiale ed il suo ultimo lavoro in compact disc "Lux ex tenebris" rappresenta l' innata evoluzione stilistica ed interpretativa dell' ormai celebrato e rinomato musicista italiano sotto profili totalmente nuovi ed innovativi, non solo dal punto di vista dell' esecuzione formale ma soprattutto nel campo dell' associazione di componenti classicistiche ad altre meramente tecnologiche.

E' passato un bel pò di tempo da quando Sciascia si mise in risalto a livello internazionale per il famosissimo "Mantra 22:22", che ancora oggi costituisce uno dei punti di forza del suo lirismo interiore oltre che uno sgancio totale da lavori precedenti di grande rilevanza e che lo hanno condotto ad eseguire ed incidere in prima assoluta mondiale l' unico ed autentico concerto di Domenico Dragonetti in LaM n.3 (o meglio in Sol maggiore D.400), tanto per fare un esempio, per due secoli rimasto nell' oblìo e nella indifferenza più totale.

Sciascia è anche famoso per le sue trovate geniali nell' interpretazione filologica dei brani per contrabbasso di Giovanni Bottesini (il c.d. "Paganini del contrabbasso"), ove la critica  gli ha attribuito consensi ed elogi unanimi e non fuorvianti (fra l' altro le partecipazioni storiche agli incontri annuali tenuti dalla International Society of Bassist  o I.S.B. lo hanno consacrato come uno fra i migliori contrabbassisti classici dell' era moderna) tali da potergli permettere di addentrarsi in una nuova ricerca interioristica sempre più profonda è che ha avuto come sbocco ultimo proprio la nascita di "Lux ex Tenebris".

Un lavoro lungo e complesso, come si potrà notare, che ha spinto il compositore, esecutore ed interprete a confrontarsi con diversi livelli di difficoltà: da quelli più virtuosistici sotto il profilo tecnico a quelli più intimistici dal punto di vista esecutivo. "Lux ex tenebris", pertanto, costituisce la voglia di Stefano Sciascia nel voler riprodurre la sua innata fantasia e creatività ai più alti livelli compositivi che meglio si adattano e si confanno alla storia del contrabbasso: niente forme contrappuntistiche eccessivamente rielaborate o scopiazzate ma semplici e gradevolissime linee melodiche che addolciscono e rendono estremamente partecipe l' ascoltatore il quale viene accompagnato così sotto braccio dall' esecutore nella partecipazione attiva del proprio stato emotivo interiore e cardine fondamentale della propria voglia di rappresentare "a note sue" quella eterna lotta fra il Bene ed il Male che forse non troverà mai un vincitore finale ma solo eterni sconfitti. "Lux ex tenebris" di Stefano Sciascia rappresenta così per la prima volta nell' intero e vasto patrimonio discografico per contrabbasso classico (con le sue dovute accezioni) una vera e propria novità, senza alcun ombra di dubbio: un vero e proprio quadro "visivo-pittorico" con tendenza narrativa che potrebbe costituire tranquillamente la colonna sonora di un film, e dove l' Idea innata del Male viene sagacemente riprodotta su di un contrabbasso insieme a suoni campionati condivisi con altri musicisti, concludendosi così in uno squarcio di speranza lucente costituito da una finale e brevissima considerazione musicale in tonalità maggiore.

Un' assolutà novità discografica che certamente porterà questo compact disc a toccare le più alte vette di notorietà per ciò che concerne le realizzazioni musicali concepite per il contrabbasso classico, uno strumento che anche grazie a Sciascia comincia ad avere più nobiltà e prestigio rispetto ad un passato indecoroso e poco gratificante.

 Il contrabbasso di questo incredibile artista canta come non mai e narra le vicende che poi toccano qualsiasi ascoltatore a seconda del punto di vista in cui ci si pone, non lungi tuttavia dal voler rappresentare la reale condizione umana fatta di sofismi irrazionali che tendono a condurla inevitabilmente nelle tenebri dell' ignoranza di un intelletto fine a se stesso e mai foriero di reali "compromessi storici" volti alla Luce e rinnovamento spirituale a cui potrebbe puntare.

"Lux ex tenebris" si snoda fra ben sette quadri pittorici ma, al cospetto di cotanti titoli fra i quali ricordiamo lo "Stabat Mater" nel quale il "leit motiv" iniziale viene magistralmente ripreso in una forma estremamente lirica e dolce, il discorso musicale sembra essere univoco, senza alcun segno di distinzione o frazionamento fra un "Orior" e la conclusiva "Lux ex Tenebris", interpuntato da "Scotland the Brave" ( titolo che si discosta dall' utilizzo delle voci principali in Latino insieme a "The Temple"), "Lacrimosa" e "Requiem" (tutto questo di chiara ispirazione mozartiana ma dalla quale Sciascia tende a discostarsi per un diverso utilizzo della "forma musicale").

Così l' oggetto musicale diviene univoco ed il linguaggio narrativo evoca immagini ben precise in alcuni tratti, in talaltre lascia l' ascoltatore libero e scevro da condiziomenti nel rappresentarsi ciò che la potenza della Musica è in grado di sostenere a livello percettivo e sensoriale.

Un mondo non più magico e fiabesco come nel "Regno di Ibbi Obbi" ma estremamente pacato ed al contempo vissuto nel dolore di chi deve soccombere ad un Male che ne condiziona l' intera esistenza umana.

Nello specifico, quindi, non si andranno ad analizzare i singoli brani, ma l' intera narrazione che viene suddivisa idealmente per capitoli, proprio come in un libro tipo il "Nome della Rosa" di Umberto Eco a cui potrebbe fare da sfondo musicale.

I suoni campionati provengono da un sito web famosissimo (freesound.org) dove gli artisti di tutto il mondo condividono le loro trovate tecnologiche e le mettono gratuitamente al servizio dell' Arte, di qualunque stampo essa sia costituita.

Insieme a suoni di campane e voci lugubri, il libro musicale di Sciascia mette inizialmente in risalto la tenebrosità di ombre che sembrano rincorrersi fra se stesse, come dei fantasmi della propria coscienza che lottano fra di loro per farsi largo in una "lux" che mai li abbaglierà.

La tonalità minore è quella preferita, naturalmente perchè conferisce all' intero disco una quasi dovuta sensazione di incanto e sgomento allo stesso tempo. I quattro contrabbassi miscelati insieme rendono questo discorso unitario molto teso e vibratile, all' interno del quale il vibrato molto largo sul contrabbasso ed il conseguente "basso ostinato" forniscono un' immagine ben precisa di quello che si va narrando.

Le voci "Nahama" ed un glissato sapientemente dosato sono alla base della bellezza esteriore di quest' opera dove il respiro quasi affannoso dello Sciascia si mescola alla musica rendendo più viva e fresca questa sensazione di brutalità che si andrà a tracciare nei paragrafi che seguiranno. La sola campionatura di suoni presi anche dalla Natura avrebbe creato il rischio di rendere troppo fredda la magistrale esecuzione del contrabbassista che, al contrario, fa musica con la sua stessa presenza quasi materiale e non solo inframezzata da un semplice supporto magnetico.

Il lirismo melodico è affascinante, così come la scelta di dinamiche amplissime realizzate su di un contrabbasso eccezionale di inizio Settecento.

Il silenzio, che è pur esso Suono ma con un segno meno davanti, apre le porte a dei tamburi che forse riecheggiano una battaglia, quella fra la Scozia e l' Inghilterra per l' autonomia del popolo oppresso rappresentato propio dagli Scozzesi e di cui si parlerà più innanzi, ma che già nella fase iniziale del Cd ben si può comprendere.

I giri armonici non sono mai complessi o trabordanti ma preferiscono rimanere contenuti e ben udibili visto che è proprio la semplicità compositiva dell' intero lavoro che lo rende magistralmente apprezzabile, senza alcuna ombra di dubbio.

Una scelta di Sciascia che si mostra ben precisa e che, in un certo senso, si discosta dalle celeberrime interpretazioni dei brani più importanti della letteratura per il contrabbasso  del passato e che comunque costituiscono la firma vera dell' Artista.

La sensazione di essere in una grande cattedrale inglese ed il rapporto del Male con qualsiasi forma di religione redenzionista si evidenziano allorquando la "iusta crocem lacrimorum" dei cori si intreccia con il contrabbasso, strumento che viene utilizzato dalla più grave nota pedantesca e ben ritmata fino a sonorità acutissime simil violino che portano l' autore a realizzare al meglio la propria idea, usufruendo così dell' ampio spettro di sonorità che solo questo incredibile strumento mette a disposizione dell' interprete (basti pensare che un "lux ex tenebris" difficilmente potrebbe essere realizzato od interpretato da altri strumenti della stessa famiglia degli archi poichè determinate sonorità non potrebbero assolutamente essere riprodotte).

La domanda e risposta fra Nahama e contrabbasso fanno quasi pensare ad un dialogo di persone che tardano ad intrattenersi in un discorso quasi futile che non potrà essere alla fine essere giustificato: il Male, l' oscurità, il sangue e la lotta non potranno mai essere comprese ed adottate dalla umana coscienza sebbene intrinseche nella Natura dell' Uomo.

L' inesorabilità del tempo che comunque trascorre inevitabilmente, la possibile vita che si spezzerà sicuramente durante una qualsiasi battaglia, sono temi ben cari al compositore, e questi vengono introdotti dal suono di cornamuse che anch' esse dialogano fra di loro quasi a voler dare il segnale dell' inizio di una battaglia che, per quanto doverosa sia, in conclusione non troverà nè vinti nè altrettanti vincitori.

Addentriamoci ancora nelle piaghe e nelle pieghe di questo incredibile libro musicale. Rulli di tamburi che fanno da sfondo ad una battaglia che si accinge a divenire comunque un massacro si associano ad un andante tempo ostinato, ad una tensione interiore che domina tutti coloro che non potranno più rientrare nelle loro dimore; è l' inizio della fine dove i contrabbassi si intrecciano ai cori incastrandosi fra di loro in configurazioni ritmiche ondeggianti, ondulanti. Sciascia ansima e così i contrabbassi vengono lasciati soli insieme ad una voce quasi spettrale: è il concretizzarsi di un evento che avrebbe potuto benissimo non verificarsi se solo la "lux" umana avesse avuto il sopravvento. La vicenda viene resa più drammatica grazie all' uso di cromatismi ben dosati sia nei cori che nel contrabbasso: del resto la saggezza ed attenzione ai minimi particolari è stata sempre la caratteristica interpretativa di Stefano Sciascia che mai lascia nulla al caso.

Ma la guerra è atroce, non lascia scampo neanche ai sopravvisuti ed alla fine l' inno scozzese di vittoria non è poi così scontato e giustificabile come a tutta prima potrebbe sembrare; distruzione e fiamme si odono facilmente e tutto sembra adombrarsi in una lotta conclusasi con dei vincitori solo apparenti. Ecco perchè la musica di Sciascia non è oscura o lugubre: essa è semplicemente drammatica.

Quindi un altro pezzo di genialità del contrabbassista da Trieste: far dialogare le voci Nahama insieme ad un contrabbasso pizzicato ad arte.

L' uso dei bicordi è esemplare, il risultato finale degno di ogni lode.

Questo strumento fra riecheggiare insieme alle campane la sofferenza comune dell' intera esistenza umana, assimilando insieme il sacro al profano, l' intelligenza dell' Uomo così come la sua stupidità esistenziale.

I tamburi si fanno così devastanti fino all' inverosimile. Il fuoco, il campo di battaglia e le tante vite si spezzano in nome di chissà quale principio o morale giustificabile.

 Siamo alla consacrazione della misticità di Sciascia che decide di sfruttare delle note acutissime e vibratissime come se venissero toccate le corde della sua innata anima di comunicatore di visioni ed immagini attraverso la "sua musica".

Ma ad un certo punto i quattro contrabbassi che di nuovo si inseguono fra di loro con un coro di sottofondo forse lasciano luce alla speranza, alla consapevolezza che magari la luce potrà alla fine aprirsi un varco all' interno di cotanta soffernza umana.

In sostanza questo intero lavoro non può considerarsi pessimistico, anzi è semplicemente realistico, non è assoluto nel senso di indicare che qualsiasi cosa  poi alla fine è vana. Se l' oppressione non è giustificabile con una guerra, allo stesso tempo una battaglia dovuta per far riemergere un popolo e la sua identità storico-culturale può trovare un abbaglio di luce solo ed allorquando il male non può comprendersi in maniera assoluta: è l' eterna lotta fra la teoria degli opposti.

Può ad ogni modo il male di una guerra giustificare il bene della salvezza e della redenzione nel momento in cui entrambi tolgono comunque all' essere umano ciò che è più importante per la sua esistenza e cioè la Vita?

Una domanda alla quale forse non c'è risposta! Ma il contrabbasso di Sciascia va sempre più avanti.

Nelle parole del "miserere nobis", dove voci di sfuggita si confondono fra di loro, la sensazione è quella di gente che si chiede il perchè di cotanto disastro seppure portato avanti in nome della Libertà.

E il contrabbasso si fa più espressivo, il vibrato si allarga seguendo il pulsare naturale del cuore umano.

Questo mastodonte di strumento che parla, che sembra essere un vera voce umana è la caratteristica principale di Stefano Sciascia: forse nessuno al mondo riesce a cavare la bellezza intrinseca ed estrinseca del "violino contrabbasso", come da tradizione Italiana ed Inglese.

La solitudine dei pizzicati molto fraseggiati è la risposta più concreta alla domanda posta in precedenza.

Campane di chiese e "vox populi" sembrano cercare di comprendere cosa alla fine sia veramente accaduto: un popolo vincitore ma a che prezzo? Sgomento, solitudine, tristezza, terrore e dolore si manifestano con un contrabbasso molto più grave della sua stessa estensione dinamica.

Ed ecco aprirsi anche un momento atonale: il dubbio se alla fine una guerra può realmente rendere più felice il popolo vincitore rimane tale.

Ma lasciamo il finale fra le mani dell' ascoltatore.

"Lux ex Tenebris", insomma, rappresenta una sorta di palingenesi spirituale di Sciascia che sembra lasciare comunque un segnale di Luce e Speranza costruttiva in una Vita che deve essere vissuta sempre nella sua interezza, purtroppo anche a discapito di quell' immensa atrocità che comunque una guerra fra popoli non potrà mai dissipare.

Un lavoro, infine, dove spicca un forte senso della religione intesa in modo diremmo noi "ateistico": una contraddizione in termini che lascia l' ascoltatore del disco libero di interpretare questa composizione come meglio la propria coscenza gli detta.

Un cd che scorre veloce, troppo veloce e piacevolissimo all' ascolto specie in cuffia poichè si può apprezzare la qualità d' incisione e la stravaganza degli effetti stereofonici così come voluti da Sciascia.

E' nata forse una sorta di "New Age" contrabbassistica?

Agli ascoltatori l' ardua sentenza!

Da noi un semplice ringraziamento al Maestro per averci donato un così splendido capolavoro ricco di idee innovative e mai giunte all' orecchio fino ad oggi.

Un libro ed un Cd allo stesso tempo: questa è la musica visivo-descrittiva di Stefano Sciascia.

Un disco fatto semplicemente "ad-e-per" l' Arte.

                                                                 

                                                                                                                                        di Vito Domenico LIUZZI