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"Questo Cd rappresenta per la prima volta nella storia del contrabbasso
un libro musicale nel
quale la Musica si associa al Pensiero interiore di Stefano Sciascia
che, ancora una volta,
sceglie la "narrazione visiva, auditiva e musicale" per meglio
esprimere
la propria immensa
genialità e sensibilità all' interno di un supporto magnetico. Il primo Cd
musicale
al mondo che si ascolta
ed al contempo si può visualizzare nella propria mente". - Vito Liuzzi

http://itunes.apple.com/us/album/lux-ex-tenebris/id363685078
Deiv Liutaio - cornamuse e strumenti a fiato, bagpipe
and breath instruments
LU LUX EX TENEBRIS
di
Vito D. LIUZZI
LUX
EX TENEBRIS
di Vito D. LIUZZI
La produzione discografica del contrabbassista
Stefano Sciascia ha cominciato ad assumere proporzione e rilevanza di livello
mondiale ed il suo ultimo lavoro in compact disc "Lux ex tenebris" rappresenta
l' innata evoluzione stilistica ed interpretativa dell' ormai celebrato e
rinomato musicista italiano sotto profili totalmente nuovi ed innovativi, non
solo dal punto di vista dell' esecuzione formale ma soprattutto nel campo dell'
associazione di componenti classicistiche ad altre meramente tecnologiche.
E' passato un bel pò di tempo da quando
Sciascia si mise in risalto a livello internazionale per il famosissimo
"Mantra 22:22", che ancora oggi costituisce uno dei punti di forza
del suo lirismo interiore oltre che uno sgancio totale da lavori precedenti di
grande rilevanza e che lo hanno condotto ad eseguire ed incidere in prima
assoluta mondiale l' unico ed autentico concerto di Domenico Dragonetti in LaM
n.3 (o meglio in Sol maggiore D.400), tanto per fare un esempio, per due secoli
rimasto nell' oblìo e nella indifferenza più totale.
Sciascia è anche famoso per le sue
trovate geniali nell' interpretazione filologica dei brani per contrabbasso di
Giovanni Bottesini (il c.d. "Paganini del contrabbasso"), ove la
critica gli ha attribuito consensi ed
elogi unanimi e non fuorvianti (fra l' altro le partecipazioni storiche agli
incontri annuali tenuti dalla International Society of Bassist o I.S.B. lo hanno consacrato come uno fra i
migliori contrabbassisti classici dell' era moderna) tali da potergli
permettere di addentrarsi in una nuova ricerca interioristica sempre più
profonda è che ha avuto come sbocco ultimo proprio la nascita di "Lux ex
Tenebris".
Un lavoro lungo e complesso, come si
potrà notare, che ha spinto il compositore, esecutore ed interprete a
confrontarsi con diversi livelli di difficoltà: da quelli più virtuosistici
sotto il profilo tecnico a quelli più intimistici dal punto di vista esecutivo.
"Lux ex tenebris", pertanto, costituisce la voglia di Stefano
Sciascia nel voler riprodurre la sua innata fantasia e creatività ai più alti
livelli compositivi che meglio si adattano e si confanno alla storia del
contrabbasso: niente forme contrappuntistiche eccessivamente rielaborate o scopiazzate
ma semplici e gradevolissime linee melodiche che addolciscono e rendono
estremamente partecipe l' ascoltatore il quale viene accompagnato così sotto
braccio dall' esecutore nella partecipazione attiva del proprio stato emotivo
interiore e cardine fondamentale della propria voglia di rappresentare "a
note sue" quella eterna lotta fra il Bene ed il Male che forse non troverà
mai un vincitore finale ma solo eterni sconfitti. "Lux ex tenebris"
di Stefano Sciascia rappresenta così per la prima volta nell' intero e vasto
patrimonio discografico per contrabbasso classico (con le sue dovute accezioni)
una vera e propria novità, senza alcun ombra di dubbio: un vero e proprio
quadro "visivo-pittorico" con tendenza narrativa che potrebbe
costituire tranquillamente la colonna sonora di un film, e dove l' Idea innata
del Male viene sagacemente riprodotta su di un contrabbasso insieme a suoni
campionati condivisi con altri musicisti, concludendosi così in uno squarcio di
speranza lucente costituito da una finale e brevissima considerazione musicale
in tonalità maggiore.
Un' assolutà novità discografica che
certamente porterà questo compact disc a toccare le più alte vette di notorietà
per ciò che concerne le realizzazioni musicali concepite per il contrabbasso classico,
uno strumento che anche grazie a Sciascia comincia ad avere più nobiltà e
prestigio rispetto ad un passato indecoroso e poco gratificante.
Il contrabbasso di questo incredibile artista
canta come non mai e narra le vicende che poi toccano qualsiasi ascoltatore a
seconda del punto di vista in cui ci si pone, non lungi tuttavia dal voler
rappresentare la reale condizione umana fatta di sofismi irrazionali che
tendono a condurla inevitabilmente nelle tenebri dell' ignoranza di un
intelletto fine a se stesso e mai foriero di reali "compromessi
storici" volti alla Luce e rinnovamento spirituale a cui potrebbe puntare.
"Lux ex tenebris" si snoda
fra ben sette quadri pittorici ma, al cospetto di cotanti titoli fra i quali
ricordiamo lo "Stabat Mater" nel quale il "leit motiv"
iniziale viene magistralmente ripreso in una forma estremamente lirica e dolce,
il discorso musicale sembra essere univoco, senza alcun segno di distinzione o
frazionamento fra un "Orior" e la conclusiva "Lux ex
Tenebris", interpuntato da "Scotland the Brave" ( titolo che si
discosta dall' utilizzo delle voci principali in Latino insieme a "The
Temple"), "Lacrimosa" e "Requiem" (tutto questo di
chiara ispirazione mozartiana ma dalla quale Sciascia tende a discostarsi per
un diverso utilizzo della "forma musicale").
Così l' oggetto musicale diviene
univoco ed il linguaggio narrativo evoca immagini ben precise in alcuni tratti,
in talaltre lascia l' ascoltatore libero e scevro da condiziomenti nel
rappresentarsi ciò che la potenza della Musica è in grado di sostenere a
livello percettivo e sensoriale.
Un mondo non più magico e fiabesco come
nel "Regno di Ibbi Obbi" ma estremamente pacato ed al contempo
vissuto nel dolore di chi deve soccombere ad un Male che ne condiziona l'
intera esistenza umana.
Nello specifico, quindi, non si
andranno ad analizzare i singoli brani, ma l' intera narrazione che viene
suddivisa idealmente per capitoli, proprio come in un libro tipo il "Nome
della Rosa" di Umberto Eco a cui potrebbe fare da sfondo musicale.
I suoni campionati provengono da un
sito web famosissimo (freesound.org) dove gli artisti di tutto il mondo
condividono le loro trovate tecnologiche e le mettono gratuitamente al servizio
dell' Arte, di qualunque stampo essa sia costituita.
Insieme a suoni di campane e voci
lugubri, il libro musicale di Sciascia mette inizialmente in risalto la
tenebrosità di ombre che sembrano rincorrersi fra se stesse, come dei fantasmi
della propria coscienza che lottano fra di loro per farsi largo in una "lux"
che mai li abbaglierà.
La tonalità minore è quella preferita,
naturalmente perchè conferisce all' intero disco una quasi dovuta sensazione di
incanto e sgomento allo stesso tempo. I quattro contrabbassi miscelati insieme
rendono questo discorso unitario molto teso e vibratile, all' interno del quale
il vibrato molto largo sul contrabbasso ed il conseguente "basso
ostinato" forniscono un' immagine ben precisa di quello che si va
narrando.
Le voci "Nahama" ed un
glissato sapientemente dosato sono alla base della bellezza esteriore di quest'
opera dove il respiro quasi affannoso dello Sciascia si mescola alla musica
rendendo più viva e fresca questa sensazione di brutalità che si andrà a
tracciare nei paragrafi che seguiranno. La sola campionatura di suoni presi
anche dalla Natura avrebbe creato il rischio di rendere troppo fredda la
magistrale esecuzione del contrabbassista che, al contrario, fa musica con la
sua stessa presenza quasi materiale e non solo inframezzata da un semplice
supporto magnetico.
Il lirismo melodico è affascinante,
così come la scelta di dinamiche amplissime realizzate su di un contrabbasso
eccezionale di inizio Settecento.
Il silenzio, che è pur esso Suono ma
con un segno meno davanti, apre le porte a dei tamburi che forse riecheggiano una
battaglia, quella fra la Scozia e l' Inghilterra per l' autonomia del popolo
oppresso rappresentato propio dagli Scozzesi e di cui si parlerà più innanzi,
ma che già nella fase iniziale del Cd ben si può comprendere.
I giri armonici non sono mai complessi
o trabordanti ma preferiscono rimanere contenuti e ben udibili visto che è
proprio la semplicità compositiva dell' intero lavoro che lo rende
magistralmente apprezzabile, senza alcuna ombra di dubbio.
Una scelta di Sciascia che si mostra
ben precisa e che, in un certo senso, si discosta dalle celeberrime
interpretazioni dei brani più importanti della letteratura per il
contrabbasso del passato e che comunque
costituiscono la firma vera dell' Artista.
La sensazione di essere in una grande
cattedrale inglese ed il rapporto del Male con qualsiasi forma di religione
redenzionista si evidenziano allorquando la "iusta crocem lacrimorum"
dei cori si intreccia con il contrabbasso, strumento che viene utilizzato dalla
più grave nota pedantesca e ben ritmata fino a sonorità acutissime simil
violino che portano l' autore a realizzare al meglio la propria idea,
usufruendo così dell' ampio spettro di sonorità che solo questo incredibile
strumento mette a disposizione dell' interprete (basti pensare che un "lux
ex tenebris" difficilmente potrebbe essere realizzato od interpretato da
altri strumenti della stessa famiglia degli archi poichè determinate sonorità
non potrebbero assolutamente essere riprodotte).
La domanda e risposta fra Nahama e
contrabbasso fanno quasi pensare ad un dialogo di persone che tardano ad
intrattenersi in un discorso quasi futile che non potrà essere alla fine essere
giustificato: il Male, l' oscurità, il sangue e la lotta non potranno mai
essere comprese ed adottate dalla umana coscienza sebbene intrinseche nella
Natura dell' Uomo.
L' inesorabilità del tempo che comunque
trascorre inevitabilmente, la possibile vita che si spezzerà sicuramente
durante una qualsiasi battaglia, sono temi ben cari al compositore, e questi
vengono introdotti dal suono di cornamuse che anch' esse dialogano fra di loro
quasi a voler dare il segnale dell' inizio di una battaglia che, per quanto
doverosa sia, in conclusione non troverà nè vinti nè altrettanti vincitori.
Addentriamoci ancora nelle piaghe e
nelle pieghe di questo incredibile libro musicale. Rulli di tamburi che fanno
da sfondo ad una battaglia che si accinge a divenire comunque un massacro si
associano ad un andante tempo ostinato, ad una tensione interiore che domina
tutti coloro che non potranno più rientrare nelle loro dimore; è l' inizio
della fine dove i contrabbassi si intrecciano ai cori incastrandosi fra di loro
in configurazioni ritmiche ondeggianti, ondulanti. Sciascia ansima e così i
contrabbassi vengono lasciati soli insieme ad una voce quasi spettrale: è il
concretizzarsi di un evento che avrebbe potuto benissimo non verificarsi se
solo la "lux" umana avesse avuto il sopravvento. La vicenda viene
resa più drammatica grazie all' uso di cromatismi ben dosati sia nei cori che
nel contrabbasso: del resto la saggezza ed attenzione ai minimi particolari è
stata sempre la caratteristica interpretativa di Stefano Sciascia che mai
lascia nulla al caso.
Ma la guerra è atroce, non lascia
scampo neanche ai sopravvisuti ed alla fine l' inno scozzese di vittoria non è
poi così scontato e giustificabile come a tutta prima potrebbe sembrare;
distruzione e fiamme si odono facilmente e tutto sembra adombrarsi in una lotta
conclusasi con dei vincitori solo apparenti. Ecco perchè la musica di Sciascia
non è oscura o lugubre: essa è semplicemente drammatica.
Quindi un altro pezzo di genialità del
contrabbassista da Trieste: far dialogare le voci Nahama insieme ad un
contrabbasso pizzicato ad arte.
L' uso dei bicordi è esemplare, il
risultato finale degno di ogni lode.
Questo strumento fra riecheggiare
insieme alle campane la sofferenza comune dell' intera esistenza umana,
assimilando insieme il sacro al profano, l' intelligenza dell' Uomo così come
la sua stupidità esistenziale.
I tamburi si fanno così devastanti fino
all' inverosimile. Il fuoco, il campo di battaglia e le tante vite si spezzano
in nome di chissà quale principio o morale giustificabile.
Siamo alla consacrazione della misticità di Sciascia
che decide di sfruttare delle note acutissime e vibratissime come se venissero
toccate le corde della sua innata anima di comunicatore di visioni ed immagini
attraverso la "sua musica".
Ma ad un certo punto i quattro
contrabbassi che di nuovo si inseguono fra di loro con un coro di sottofondo
forse lasciano luce alla speranza, alla consapevolezza che magari la luce potrà
alla fine aprirsi un varco all' interno di cotanta soffernza umana.
In sostanza questo intero lavoro non
può considerarsi pessimistico, anzi è semplicemente realistico, non è assoluto
nel senso di indicare che qualsiasi cosa
poi alla fine è vana. Se l' oppressione non è giustificabile con una
guerra, allo stesso tempo una battaglia dovuta per far riemergere un popolo e
la sua identità storico-culturale può trovare un abbaglio di luce solo ed
allorquando il male non può comprendersi in maniera assoluta: è l' eterna lotta
fra la teoria degli opposti.
Può ad ogni modo il male di una guerra
giustificare il bene della salvezza e della redenzione nel momento in cui
entrambi tolgono comunque all' essere umano ciò che è più importante per la sua
esistenza e cioè la Vita?
Una domanda alla quale forse non c'è
risposta! Ma il contrabbasso di Sciascia va sempre più avanti.
Nelle parole del "miserere
nobis", dove voci di sfuggita si confondono fra di loro, la sensazione è
quella di gente che si chiede il perchè di cotanto disastro seppure portato
avanti in nome della Libertà.
E il contrabbasso si fa più espressivo,
il vibrato si allarga seguendo il pulsare naturale del cuore umano.
Questo mastodonte di strumento che
parla, che sembra essere un vera voce umana è la caratteristica principale di
Stefano Sciascia: forse nessuno al mondo riesce a cavare la bellezza intrinseca
ed estrinseca del "violino contrabbasso", come da tradizione Italiana
ed Inglese.
La solitudine dei pizzicati molto
fraseggiati è la risposta più concreta alla domanda posta in precedenza.
Campane di chiese e "vox
populi" sembrano cercare di comprendere cosa alla fine sia veramente
accaduto: un popolo vincitore ma a che prezzo? Sgomento, solitudine, tristezza,
terrore e dolore si manifestano con un contrabbasso molto più grave della sua
stessa estensione dinamica.
Ed ecco aprirsi anche un momento
atonale: il dubbio se alla fine una guerra può realmente rendere più felice il
popolo vincitore rimane tale.
Ma lasciamo il finale fra le mani dell'
ascoltatore.
"Lux ex Tenebris", insomma,
rappresenta una sorta di palingenesi spirituale di Sciascia che sembra lasciare
comunque un segnale di Luce e Speranza costruttiva in una Vita che deve essere
vissuta sempre nella sua interezza, purtroppo anche a discapito di quell'
immensa atrocità che comunque una guerra fra popoli non potrà mai dissipare.
Un lavoro, infine, dove spicca un forte
senso della religione intesa in modo diremmo noi "ateistico": una
contraddizione in termini che lascia l' ascoltatore del disco libero di
interpretare questa composizione come meglio la propria coscenza gli detta.
Un cd che scorre veloce, troppo veloce
e piacevolissimo all' ascolto specie in cuffia poichè si può apprezzare la
qualità d' incisione e la stravaganza degli effetti stereofonici così come
voluti da Sciascia.
E' nata forse una sorta di "New
Age" contrabbassistica?
Agli ascoltatori l' ardua sentenza!
Da noi un semplice ringraziamento al
Maestro per averci donato un così splendido capolavoro ricco di idee innovative
e mai giunte all' orecchio fino ad oggi.
Un libro ed un Cd allo stesso tempo:
questa è la musica visivo-descrittiva di Stefano Sciascia.
Un disco fatto semplicemente
"ad-e-per" l' Arte.