Stefano Sciascia Production
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BASS
WORLD ISB MAGAZINE –Review- Spring 2005-
This is a
forty-one minute meditative study for multi-tracked double basses Sciascia
states that all of the sounds are naturally recorded except a low drone on the
first track. Although Sciascia does not define his intentions, the CD appears
to be one composition that is broken up into seven parts with an almost
constant ‘B’ drone and an overall reflective, almost hypnotic mood providing
structure and continuity.
The pace
of this CD is very slow and the title of Mantra
is entirely appropriate. As previously stated, there is a drone present almost
the entire time upon which Sciascia introduces and sustains different
treatments (or ‘variations’). The first track is a long (thirteen minute)
multi-tracked duet often employing high harmonics and ponticello sounds. Part two stands out because it is the one
movement of the composition in which the drone is not present, although it
almost continues to be heard subconsciously after being played for so long in
the previous track.
Perhaps
the most striking movement is in the concluding track on which the drone sounds
for nearly six minutes with nothing but the various partials resulting from the
‘B’ fundamental being accentuated (reminiscent of some of Stefano Scodanibbio’s
work). In addition to different melodic treatments, Sciascia also includes
accentuated breathing noises as part of the music in the third track.
The
following excerpt from the poem by Laura Menegozzo that is printed in the CD
jacket gives an indication of Sciascia’s inspiration for this atmospheric and
strangely interesting conceptual recording: “It is melody, / And it vibrates
with deepness… / Of places far, / It tells of love / And it rests on a bed of
water… / The spell! / All of a sudden it silently surrenders / And God himself
stops to listen.” - Review by Sandor Ostlund
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Da una mail del Dr.Vito D.
Liuzzi
"Mantra 22:22" non segna un
vero e proprio passaggio definitivo di Stefano Sciascia verso una nuova
concezione del percepire il fenomeno sonoro legato al contrabbasso in forma più
astratta e descrittiva. Si tratta, più semplicemente, di una vera e propria
necessità compositiva che risulta essere più "visiva", e
che al contempo illustra, in maniera sapiente e magistrale, una filosofia, un
mondo, un diverso approccio al sentire comune assolutamente innovativo e
poderoso nella sua primigenia essenza: è il pensiero indiano. Da qui la
capacità di rendere tramite il suono cavernoso ed a volte minaccioso di un
contrabbasso, la profondità della filosofia indiana, la sua naturale inclinazione
alla fissità di un tempo che quasi non trascorre mai, a volte pedante, ma che
riporta l' Uomo alla sua vera Natura, alle sue più lontane radici, alla potenza
del suo pensiero. Uno strumento per pensare od una modalità per pensare lo
strumento? Non è semplice fornire una risposta definitiva o degna di ulteriore
riflessione. Forse questa è racchiusa solo nel più profondo animo di questo
artista che ha creato (ed il termine di Creazione non viene qui utilizzato in
maniera impropria) una vera e propria metafora di un tempo a noi così lontano,
ripeto, fisso ed immutabile, ma di cui tutti sentono la necessità di
appropriazione, in una vita che spesso scorre e fluisce non insieme allo
stesso, ma esattamente in direzione opposta o contraria. Allora si ha la
sensazione che il contrabbasso di Stefano Sciascia si sia trasformato realmente
in uno "strumento mantrico". Questo zufolare, questa ricerca profonda
di un timbro assolutamente atipico per questo strumento (ormai non più relegato
a ruoli di comprimario), questo vibrato così largo che si espande come una
grande onda che tutto travolge, questo uso attento e sapiente di un
accorgimento tecnologico che ben si attaglia al caro mastodonte, rendono quest'
Opera un lavoro indiscutibilmente innovativo e, sotto certi aspetti,
evocativo di atmosfere blande e soffuse, verso le quali noi Occidentali
possiamo nutrire ammirazione, ma che nella sostanza non corrispondono più ai
nostri "ritmi vitali", frenetici ed assordanti. La sensazione è
quella di ascoltare non un "contrabbasso" , ma uno
"strumento" totalmente diverso, atipico, inconsueto... antico come
antica è la cultura indiana. E' possibile che anche un "intenditore"
non sia in grado di percepire, nella sua totalità, il timbro di un contrabbasso
che sotto le sapienti mani del Maestro assume colori, sfaccettature e risvolti
estremamente variegati.. Questa caratteristica concettuale, assolutamente fuori
dai luoghi comuni dell' interpretazione di stampo tradizionale, od in qualche
modo legata e confinata nella "memoria storica", dimostra la
straordinarietà di Mantra 22:22. Come dire, l' essere riusciti a concepire il
tempo, la meditazione, la liberazione mentale dagli affanni e dalle quotidiane
angosce in un unico e coerente discorso musicale.
É la musica che si fa pensiero, od il pensiero che si tramuta in musica.
Personalmente ho sempre apprezzato il virtuosismo di Stefano Sciascia,
mai fine a sé stesso; il suo fraseggio dai mille colori che si rincorrono come
se vi fosse l' Idea di una descrizione pittorico-naturalista; il suo modo di
interpretare i Grandi del passato
sotto un' ottica totalmente diversa da
quella abituale. Tuttavia in questa occasione il suo ansimare, la voglia di
creare un' atmosfera magica ed estremamente suadente (insieme a questa
riproposizione di strumenti vetusti tramite l' utilizzo dell' arco in posizioni
particolari e di glissandi estremamente lucidi e calibrati), l' attento uso di
un vibrato che ritarda nel suo apparire, ma che poi si apre e si contrae a suo
libero piacimento, rendono questo pensiero musicale non più modale, non più
legato strettamente al "temperamento" della logicità matematica dei
numeri, ma chiaramente a-modale o forse pluri-modale. A suo tempo qualcuno
avrebbe potuto scambiare questa concezione sonora come un filosofare di tipo
strumentale legato al mondo della
"NewAge", quella più autentica e
genuina. E non avrebbe commesso un errore concettuale, se si pensa alla
vera essenza di questo genere musicale che solo successivamente, nelle mani di
un mercato sempre più esigente ma qualitativamente meno prestigioso, ha perso
totalmente la sua Essenza più profonda: la concezione olistica del mondo dove
l' Essere, lo Spirito,